il paradigma interazionista

paradigma interazionista

 

Il modello interazionista contempla una serie di modalità di intervento che hanno lo scopo di modificare in modo stabile e continuativo i processi che fanno sì che una persona costruisca un’esperienza come problematica. La persona, pertanto, non viene più considerata come soggetto in balia degli eventi che le accadono ma viene, al contrario, considerata “attiva” e in grado di agire sulla base dei significati, delle intenzioni e degli scopi che vuole raggiungere e dei problemi da risolvere. Il risvolto metodologico è quello di costruire con la persona una teoria alternativa di sé in grado di spiegare la sua storia passata, di comprendere le esperienze del qui e ora e di progettare il futuro ricorrendo alle nuove abilità e competenze acquisite sul piano comportamentale e cognitivo.

Il punto più importante dell’intervento terapeutico non consiste nel ricercare le motivazioni per quanto accaduto o nell’interpretazione di quanto il cliente racconta ma nel ricercare i processi che organizzano, generano e rendono ricorsivi alcuni atti, azioni, stati d’animo, umori, stati mentali. Pertanto si rivolgerà allo psicoterapeuta interazionista una persona che presenta livelli di sofferenza più o meno profondi che potranno essere superati per mezzo di diverse metodologie di lavoro sempre ritagliate sulla persona stessa e sul suo contesto di vita.

L’obiettivo degli incontri è quello di promuovere il benessere della persona inserita nei vari contesti di vita e, nel rispetto della coerenza epistemologica e teorica che caratterizza gli approcci afferenti al paradigma interazionista, la scelta clinico metodologica fa riferimento all’impiego di tecniche:

1.    costruttiviste (Kelly, 1955; Armezzani, 2002)
2.    strategiche (Fish et al, 1983; Nardone Watzlawick, 1990; Nardone, Salvini, 2004)
3.    narrative (Bruner, 1986, 1990, 2002; White, 1992)
4.    olistiche (Pagliaro, Martino, 2003; Pagliaro, Salvini, 2007)
5.    sistemico-relazionali (Watzlawick, Beavin, Jackson, 1967).